Capitolo II – Social First. La rivolta dei direttori , la rivoluzione dei lettori.

Capitolo 2
Social First.
La rivolta dei direttori , la rivoluzione dei lettori.

Dal 1 agosto 2014 i reports finanziari dell’agenzia Associated Press saranno elaborati da un robot.

La notizia che riportiamo in apertura rende meno scontatamente applicabile al giornalismo la distinzione elaborata da Manuel Castells, nel suo notissimo tomo Comunicazione e Potere (Bocconi editore, Milano 2010,pag 26) ,dove sostiene che la divisione fondamentale nella società in rete è fra forza lavoro autoprogrammabile e forza lavoro generica. Fino ad oggi la collocazione delle diverse funzioni giornalistiche erano tutte naturalmente rintracciabili nel primo campo.

Infatti la produzione di informazione era la quintessenza di un’attività auto programmabile ,in quanto era ineludibilmente realizzabile solo da un’applicazione irregolare e imprevedibile della discrezionalità professionale.
Castells spiega dettagliatamente, nello stesso periodo citato, che:”la forza lavoro autoprogrammabile ha la capacità autonoma di concentrarsi sull’obbiettivo assegnato nel processo di produzione,di reperire le relative informazioni, di ricombinarle in conoscenza, usando lo stock di conoscenza disponibile, e di applicarla nella forma di compiti orientati agli obbiettivi del processo”

Una descrizione efficacie per distinguere le funzioni automatizzabili da quelle invece ancora nel dominio esclusivo dell’uomo. Una sorta di teorema di Touring del giornalismo.

Se non chè, a rendere più complesso ed accidentato il percorso è la progressione della potenza di calcolo, che rende oggi possibile, come abbiamo visto nella notizia riferita all’Associated Press la riproduzione di attività sofisticate dell’uomo in un ambiente software.

Si estende così il paradigma di Lev Manovich,che nel suo saggio Software Culture (Olivares edizioni, Milano 2011)ci dice : “Il software (è) il motore delle società contemporanee”.
Infatti ogni nostro pensiero, o atto comunicativo è ormai inesorabilmente mediato, filtrato, configurato e alfabetizzato da un algoritmo. Da quest’imbuto bisogna passare per essere intellegibili. E con questa nuova potenza bisogna trattare per essere autonomi. Ancora Manovich ci ammonisce :”(Oggi) tutto-fabbriche,aeroplani, transazioni finanziari o processi culturali- è stato progressivamente, e in varia misura automatizzato. Tuttavia l’automazione algoritmica è arrivata sul web così rapidamente che nessuno l’ha ancora discussa teoricamente”.
Ma,come abbiamo visto , siamo già oltre: è il software che oggi viene in qualche modo interfacciato dall’uomo per renderlo un prodotto completo .E dunque bisogna adattare l’intera gamma delle attività umane al protagonismo tecnologico. Esattamente come all’inizio del novecento l’intera cultura sociale venne riorganizzata a partire dal trionfo del macchinismo nella produzione industriale.

In questo quadro allora il tema che il nostro progetto formativo affronta è come ricostruire una catena del valore del lavoro giornalistico dove la funzione professionale del giornalista ritorni centrale nella sua discrezionalità.

In sostanza si deve ritrovare una relazione uomo macchina per cui la potenza operativa sviluppata dai nuovi sistemi di intelligenza artificiale, di questo stiamo ormai parlando in redazione, siano continuamente formattati e assettati da un controllo professionale che rimetta l’imprevedibilità umana alla guida del sistema. La relazione fra il professionista e l’apparato che lo affianca è oggi discriminante per valorizzare il proprio lavoro. Ma non basta.
Accanto alla capacità di addomesticare e non essere addomesticati dai dispositivi tecnologici cresce un’altra facoltà essenziale per rendere prezioso il proprio lavoro redazionale: la relazione con gli utenti. E ‘ proprio la nuova domanda sociale che esporime questo nuovo protagonista che ci sta cambiando a noi giornalisti.
Ogni anno, con l’approssimarsi degli ultimi giorni dicembre, il prestigioso magazine Times pubblica in copertina l’effige del personaggio destinato a segnare i dodici mesi che stanno per iniziare .E’ una tradizione che accende grandi attese e impone anche grande rigore alla redazione nella scelta del personaggio, perchè si gioca il suo prestigio nella capacità di indivisuare realmente il testomonial del prossimo asnno. Alla fine del 2006 per la prima volta in copertina non comparve una fotografia di un volto noto, ma tre lettere : YOU.
Con la didascalia: si proprio tu.Tu controlli l’Età dell’informazione.benvenuto nel tuo mondo.

C’è poco da aggiungere. Gli anni successivi si sono incaricati di avvalorare ed esaltare la scelta di Times.
Il nuovo protagonista del mercato della comunicazione è indiscutibilmente quella sterminata platea di utenti, lettori, telespettatori, esseri viventi. A secondo della capacità di integrare nel proprio processo produttivo la potenza di iniziativa di quel soggetto il prodotto giornalistica acquisisce valore e diffusione.
Una sintesi di questi due nuovi parametri professionali- tecnologia e società – ci viene proposta da un esempio di giornalismo che ancora campeggia all’orizzonte dell’attualità: il caso Snowden. Mi riferisco alla clamorosa denuncia dello spionaggio globale realizzato dall’agenzia americana National Security Agency (NSA),denunciato da Eduard Snowden con la collaborazione di alcuni grandi quotidiano come il Guardian o il New York Times, e la complicità di un giornalista come Glenn Greenwald. Nel libro pubblicato da Greenwald sul caso ,No Place to Hiden ( Rizzoli editore, Milano 20124) si ricostruisce dettagliatamente l’intero affaire.Appare evidente come nel divenire del clamoroso caso si siano mutate radicalmente funzioni e ruoli nella tradizionale catena del valore dell’informazione. Infatti nel caso Snowden il giornalista-Greenwald- è solo un consulente, un partner delle fonti.Il vero protagonista non solo come testimone ma anche come organizzare e gestore dei linguaggi, è proprio il giovane informatico che decide di rendere pubblico quanto ha appreso sulle strategie di controllo globale della NSA. I giornali, stiamo parlando delle principali testate del pianeta, come ad esempio, oltre le due citate il Pais o Le Monde,si limitano ad amplificare le notizie, senza alcuna possibilità ne di controllo ne di organizzazione del flusso di informazioni che pubblicano.
Centrale in questo processo è proprio il controllo diretto della tecnologia da parte dei giornalisti. Infatti, spiega Greenwald nel suo libro, Snowden dopo aver contrattato sotto falso nome, si decide a rivelargli le sue informazioni solo dopo che si è accertato che Greenwald ha imparato ad organizzare ed a riprogrammare i software di decifrazione che sono alla base dei data base utilizzati. “se noi sei autonomo nell’utilizzarli-gli dice Snowden- allora non sei autonomo nemmeno nel pensare l’informazione e dunque non posso fidasrmi di te”.

In questo contesto noi abbiamo individuato questi nuovi skills che informeranno l’identità del nuovo giornalista digitale:

Web system master : elabora e profila le risorse digitali per rendere il sistema editoriale sempre più aderente alla filosofia della redazione. Rende affidabili gli automatismi degli algoritmi nel lavoro giornalistico. Negozia l’algoritmo con i tecnici

Geofeed desk manager : programma e gestisce la georeferenzazione delle notizie sia in entrata che in uscita, supportando la redazione nell’adozione dei dispositivi di mapping e di monitoraggio del territorio tramite le risorse satellitari, e ottimizza l’uso di soluzioni di ripresa di eventi con i nuovi dispositivi sensoristici volanti come i droni

Social media and data mining reporter : verifica e controlla i dati degli input che affiorano nei socialnetwork, appronfondendone il contenuto tramite il setacciamento nella geografia dei data base accessibili.

Video news and message designer manager: arreda pagine e siti con gallerie video e fotografiche,orientando e riformulando titoli e richiami ad una gerarchia digitale dei contenuti,con l’obbiettivo di bilanciare contenuti, fruibilità e funzioni delle pagine web su cui interviene

Crowdsourcer and viral manager: incentiva e sollecita lettori e utenti a lavorare per il giornale producendo contenuti e documentazione, e promuovendo le attività della testata sui principali socialnetworks

Su questi nuovi profili si articolerà la nuova redazione. E in base a queste competenze si valuteranno i nuovi giornalisti. Ogni profilo corrisponde sul sito ad una pagina specifica che aggiornare i dati sulla domanda professionale e le nuove esigenze del mercato.

La scelta di queste figure in una varietà pressochè infinita di combinazioni e soluzione risponde all’esigenza che abbiamo posto all’inizio: riconfigurare una nuova forma di redazione in cui la progressione dei sistemi tecnologici trovi sempre un controllo e una capacità di progettazione che sia interna alla redazione e non venga delegata ne all’apparato tecnologico , tanto meno ai fornitori della stessa tecnologia .Infatti il filo conduttore che lega le figure che abbiamo abbozzato è quello che vede il professionista dei linguaggi e dei contenuti, persino a prescindere dalle sue approfondite competenze tecniche, riuscire a orientare le caratteristiche dei sistemi artificiali, modificandone, mediante la continua azione di modellizzazione, le logiche di funzionamento.

Il processo è esattamente quello che viene seguito nella realizzazione dei sistemi digitali:reperire le informazioni, ricombinarle, usando stock di saperi e competenze disponibili. Sono questi i passaggi che stanno già connotando la nuova fabbrica delle news.
In questo processo si inseriscono però nuove competenze e sopratutto inedite ibridazioni di saperi e pratiche che riconfigurano completamente lo skill del giornalista, dopo due secoli di tradizione.

Ma al di là delle dettagliate definizioni delle singole funzioni, il dato che attraversa e caratterizza le proposte che avanziamo nel nostro sistema format6ivo riguarda un processo di fondo che segna l’intera evoluzione del sapere, prima ancora che dell’informazione: la relazione fra il dato scientifico e il suo significato. All’ombra di questa distinzione per secoli si è discusso della dialettica fra tecnica e letteratura, fra umanesimo e scienza. Più concretamente, per venire al nostro tema del giornalismo, la distinzione fra dato e significato è la base che identifica il nostro mestiere.Raccogliamo dati , ma vendiamo significati .
Oggi i due elementi si identificano, e diventa impossibile dedurre i secondi se non siamo in grado di individuare i primi. “Il problema della comunicazione è riprodurre in un punto un messaggio generato in un altro punto .Spesso i messaggi hanno un significato”
Così scriveva nel 1948 Claude Shanon, a margine del suo ponderoso saggio “A mathematical Theory of comunication “ in cui elaborò il concetto di bit come unità di misura dell’informazione.
Oggi dal bit siamo al flusso inesauribile, e con il flusso alla velocità , e con essa alla necessità di supportare le possibilità umane a fronteggiare la domanda sempre più frenetica di bit con sistemi automatici intelligenti. In questa giostra decide chi riesce a ridurre la sua dipendenza da altri nella capacità di raccogliere e identificare i dati.